Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
10 giugno 2015 3 10 /06 /giugno /2015 08:48

In questi giorni si parla tanto di immigrazione, di migranti cosa farne, chi dice blocchiamoli, non accogliamoli, ecc ecc. Dico solo come é possibile non accogliere queste persone che scappano da paesi impossibili con dei viaggi indescrivibili? Lascio ogni parola a questa testimonianza appena arrivata. Una giovane dottoressa di Milano, volontaria della Fondazione Francesca Rava, a bordo di una delle navi della Marina Militare. Una dei tanti volontari partiti, da oltre un anno con la Fondazione, a prestare accoglienza e primo soccorso ai migranti in mare. Ogni commento é superfluo. La testimonianza parla da sola. E' commovente.

"ti scrivo per raccontarti un po’ impressioni a caldo, commenti, riflessioni e cronache di quella che è stata la mia esperienza di navigazione sul Bettica nelle trascorse due settimane. Anzitutto ti posso dire che è stata davvero un’esperienza unica, bellissima, intensa, che sicuramente mi ha dato molto, da tanti punti di vista diversi.

Sul Bettica son stata accolta come una di famiglia: l’equipaggio, gli ufficiali, i ragazzi del battaglione San Marco..chiunque si è dimostrato con me estremamente disponibile e collaborante, e questo ha contribuito moltissimo a far sì che, nonostante le fatiche dovute all’incarico, alle responsabilità e alla mia prima esperienza in mare, questo periodo sia trascorso con un’impensabile fluidità.

Grandissimo aiuto mi è stato fornito dall’infermiera di bordo, Capo Quintavilla, che oltre ad essere attenta e competente nel suo lavoro si è dimostrata una persona caparbia, dotata di carattere d’acciaio e capace di far fronte con me alle situazioni anche più impreviste, senza perdere concentrazione e razionalità.

All’inizio, in procinto di partire, ti confesso che sono stata assalita da diversi dubbi, paure, ansie, Abbiamo svolto tre eventi SAR, anche se i migranti son stati trasbordati subito dopo ad altre navi, dirette in porto. Il primo evento è stato forse il più drammatico, visto che abbiamo recuperato 86 migranti su un gommone al bordo del quale ne giacevano 86 morti.. l’impatto psicologico, vuoi che fosse il mio primo evento, vuoi per la consapevolezza dei morti, vuoi per il fatto che i migranti che ho visitato eran tutti in una situazione psico-fisica alquanto precaria, è stato sicuramente impegnativo. Una donna ha avuto un attacco di panico, che inizialmente ho pure scambiato per una crisi asmatica, tanto era affannoso, rapido e superficiale il respiro…aveva perso dei familiari, in quel gommone… Erano tutti provenienti da paesi dell’Africa subsahariana, denutriti, ipotermici, fradici di acqua di mare e benzina..molti di loro presentavano inoltre ustioni di varie estensioni proprio a causa della benzina (gli scafisti in Libia buttano le taniche piene nei gommoni.. e poi sistematicamente ti ritrovi i migranti inzuppati di benzina, con brutte ustioni su tutto il corpo). In molti casi si trattava di ustioni di secondo grado, dove il danno cutaneo era ulteriormente peggiorato dal contatto con l’acqua di mare, e il sale che rimaneva a sedimentare. Quello che siam riusciti a fare è stato di lavare le lesioni e provvedere a medicarle.

La vera scena drammatica però mi si è presentata durante il secondo evento SAR. Si trattava sempre di salvataggio ad un gommone con un centinaio di persone a bordo. Son già pronta sul ponte di volo ad accoglierli per il triage, quando mi avvisano dall’idrobarca di tenermi pronta perché c’era una ragazza che stava male..ti posso solo lasciare immaginare come mi son sentita in quel momento…in pronto soccorso non avresti dubbi..prepari un barella, monitor, una schiera di infermieri è pronta a prenderti i parametri, a mettere tutti gli accessi venosi che ti possono servire, a farti un emogas nel giro di 30 secondi, a mettere un catetere…realizzare di non avere la possibiltà di fare proprio nulla di tutto ciò mi ha fatto vivere momenti di profonda inquietudine..per non parlare della scena che mi si è presentata..la ragazza in questione era praticamente svenuta, non si reggeva in piedi, non teneva gli occhi aperti, emetteva suoni indistinti allo stimolo doloroso…non faccio nemmeno in tempo a dire ai marò di portarmela su a braccia dentro l’hangar, di modo che potessi visitarla e provare a capire cosa stesse succedendo, che me ne portano un’altra, nello stesso identico stato.. corro su, stendo l due donne a terra, dico all’infermiere della Croce Rossa di prendermi degli accessi venosi.. “Dottoressa dottoressa, presto!”, sento urlare ancora da poppetta…ancora donne, ancora in quello stato semi-comatoso…era tutto un urlare “dottoressa”, non si sentiva altra parola in giro..tutti erano spiazzati, nessuno aveva idea di cosa fare, di cosa potesse essere successo, tutti mi guardavano cercando risposte, che in quegli istanti convulsi erano proprio l’ultima cosa che potessi fornire. Saltavo come una pazza da una donna all’altra, giusto per sentire se avevano polso, se erano vive, perché appena me le son viste tutte buttate lì mezze comatose son stata assalita dai peggiori pensieri. E poi, in un istante, ho capito al volo cosa dovevo fare. La puzza di benzina era terrificante, mi stavo sentendo male io, nonostante i DPI, la mascherina 3M col filtro..sentivo la gola e le mucose del naso aride, in fiamme, senza una goccia di saliva, e questo terrificante sapore di benzina in bocca..figuriamoci quelle povere donne coi vestiti inzuppati di benzina.. erano intossicate da idrocarburi, risolto l’arcano. Allora ho urlato a chiunque fosse lì e avesse la tuta bianca che le donne, tutte stese lì nell’hangar, andavano spogliate completamente, andava tolto tutto, anche le mutande, e lavate abbondantemente all’istante. I casi più gravi, quelle meno responsive, così facendo, si son svegliate subito. Quelle un po’ meno gravi (quelle che per lo meno si reggevano in piedi, aiutate ma stavano in piedi…) le ho radunate e ho urlato loro di togliersi subito tutti i vestiti e lavarsi completamente, più e più volte, con le bottiglie d’acqua che erano lì.. E alla fine si son riprese tutte. Le abbiamo poi rivestite con i nostri tutoni bianchi, e son rinate. Non puoi immaginare il sospiro di sollievo che ho tirato quando ho visto la mia prima ragazza, quella per cui ero stata allertata inizialmente, che se ne stava lì bella seduta a raccontarsela con le amiche.. E la commozione sincera e difficile da controllare quando, mentre andavo avanti a fare triage al resto dei migranti (gli uomini, che, non chiedermi perché, puzzavano minimamente di benzina), son stata quasi assalita dalle mie signore, che mi cercavano, mi volevano abbracciare, toccare, che mi urlavano piangendo “thank you, thank you”…. Alla fine di tutto, anche il secondo evento si è concluso, con un abbraccio collettivo staff sanitario e battaglione San Marco…bel lavoro, le pacche sulle spalle che ci si dava reciprocamente erano davvero meritate..

Il terzo evento per fortuna non ha presentato nessun caso urgente, i migranti erano pure in discrete condizioni generali..moltissimi (circa una trentina su 105) con la scabbia…solo la fatica del triage, delle valutazioni.. la fatica più grande è stata riesumare il francese, visto che questi del terzo gommone erano tutti francofoni.. niente di serio, nessun caso clinico grave.

L’ultimo giorno poi, tornando in porto ad Augusta, abbiamo imbarcato circa 130 migranti da altre due navi, che abbiamo lasciato in porto a Pozzallo la mattina successiva. Tra questi , 8 donne, di cui 2 in gravidanza, ma nessun caso sanitario segnalato dalle relazioni dei colleghi delle altre navi….

Condividi post

Repost 0
Published by elisabettastradaxpisapia
scrivi un commento

commenti

cristina 06/19/2015 16:18

bellissimo!

Presentazione

  • : elisabettastradaconsigliocomunale
  • Contatti

Profilo

  • elisabettastrada
  • Da giugno 2011 sono Consigliere Comunale della Milano Civica x Pisapia Sindaco
  • Da giugno 2011 sono Consigliere Comunale della Milano Civica x Pisapia Sindaco

Cerca

Link