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19 marzo 2016 6 19 /03 /marzo /2016 14:40

Faccio circolare con piacere

Carissime e carissimi,

come Terzo Settore negli anni abbiamo prodotto analisi e su quella base avanzato delle richieste a chi si candidava ad amministrare la cosa pubblica. Ciò è avvenuto in occasione di elezioni comunali, regionali, politiche. Ci siamo trovati anche su posizioni diverse in occasione di consultazioni referendarie e spesso su posizioni comuni quando abbiamo preso l’iniziativa e abbiamo promosso campagne sui nostri temi: la difesa dei beni comuni, l’ascolto e la presa in carico di chi ha bisogno, la pace, l’accoglienza dei popoli cacciati dalle loro terre, l’ambiente, la cultura e l’arte.

Le elezioni che porteranno al rinnovo dell’amministrazione di Milano hanno caratteristiche affatto nuove e propongono sfide inedite per la città e per l’area metropolitana. Si svolgono in una fase che pretende una visione di lungo periodo, in cui è necessario decidere come investire il patrimonio che Milano ha accumulato in questi ultimi quattro anni: la città europea, quella più accessibile, la città di Expo, ….

Le organizzazioni di terzo settore di Milano hanno dato un contributo sostanziale alla costituzione di quel patrimonio. Questo è sicuramente un risultato di cui andare fieri ma anche una responsabilità: ci chiede di giocare un ruolo, di assumerci delle responsabilità, di fare noi delle proposte: in sintesi di assumere noi l’iniziativa. Una opportunità inedita che richiede coraggio e un impegno corale e sincero.

Vi proponiamo di iniziare a farlo partecipando a un incontro con Giuseppe –Beppe- Sala martedì ventidue di marzo alle ore 17,30 presso la sede di ACLI Lombardia in Via Bernardino Luini 5 a Milano –fermata “Cadorna” MM1 e MM2.

In allegato la proposta di patto su cui abbiamo lavorato in questi mesi che sarà oggetto dell’incontro.

Abbiamo fatto delle buone cose e faremo un buon lavoro

Barbara Megetto

Lella Brambilla

Maria Grazia Guida

Sabina Siniscalchi

Alberto Barni

Giambattista Armelloni

Marco Lucchini

Marco Rasconi

Michelino Smeraldi

Sergio Silvotti

Patto fra Comune di Milano e terzo settore perché il welfare sia motore di uno sviluppo sostenibile

Milano vive un periodo ricco di sfide. Il passaggio da Comune ad area metropolitana, la proiezione internazionale accreditata dall’organizzazione di Expo, il moltiplicarsi delle occasioni in cui l’impegno civile di tante cittadine e cittadini è stato il fattore determinante per affrontare sia sfide sia situazioni di crisi spesso gravi (come la partecipazione delle comunità della città nell’accoglienza ai rifugiati, la risposta ai vandali del primo di maggio 2015, l’ospitalità dei milioni di persone che hanno partecipato al dibattito planetario sui temi dell’Esposizione Universale di Milano del 2015) sono alcune sfide, forse le principali, con cui l’Amministrazione uscente e la città nel suo complesso si sono misurate.

È stato fatto un gran lavoro e molto resta da farne e sta molto a noi, organizzazioni della società civile, fare in modo che i temi che ci propone il cambiamento siano colti con coraggio e affrontati con lungimiranza e responsabilità.

Nel 2016 si rinnova un ente municipale a cui sarà richiesto di sviluppare un’azione amministrativa e una politica metropolitana. Non saranno i cittadini dell’area metropolitana a selezionare i propri amministratori ma i cittadini di Milano a scegliere coloro (e in particolare il Sindaco) a cui affidare questo compito. Questo è un problema che va risolto. L’eredità che ci lascia l’amministrazione uscente e i progetti che –come Expo- hanno ricordato a Milano la propria vocazione internazionale più che invitare obbligano a organizzare un programma politico sfidante che scommetta sulle eccellenze, che sappia interpretare il cambiamento e cogliere le sfide che ci propone l’evoluzione sociale, il degrado ambientale, la richiesta di tutela e promozione che ci viene dal patrimonio artistico e culturale.

Potremmo andare avanti nell’elencazione dei temi che il contesto politico, economico, sociale e culturale ci impone. Ma sono i cambiamenti che interessano il pianeta e soprattutto il fatto che Milano ne sia ritornata al centro che chiedono al terzo settore di assumere un ruolo protagonista della definizione dell’agenda dell’azione amministrativa e di indirizzo delle politiche. Cogliere queste sfide implica essere disposti a cambiare prospettiva, a modificare le abituali chiavi di lettura riaffermando i principi e i valori che danno consistenza e identità al nostro mondo.

Per questo a premessa (e deve essere una premessa esplicita) di qualsiasi percorso si intenda intraprendere riaffermiamo che le organizzazioni di terzo settore sono strumento ed espressione dell’autonoma iniziativa dei cittadini che si impegnano nella cura e nella promozione dei beni comuni, sono un preziosissimo patrimonio. Un capitale essenziale per interpretare il cambiamento e necessario per rispondere alle domande che pone e cogliere le opportunità che offre.

Nelle organizzazioni di terzo settore sono nate dalle capacità di ascolto e di presa in carico dei bisogni, capacità che si sono sviluppate negli anni e che ha portato ad offrire risposte effettive e puntuali. Mantenere il punto sui contenuti: la centralità della persona, la promozione della coesione sociale, la tutela dell’ambiente e del patrimonio storico e culturale. Questa è stata la premessa necessaria per mettere in campo quella capacità unica ed esclusiva di vedere e di affrontare i problemi, anche i più impegnativi, e costruire risposte e soluzioni.

Operare con efficacia nella nuova fase che ci si presenta, costruire un orizzonte di lavoro sostenibile ed entusiasmante per le nostre capacità e competenze è possibile a condizione che noi si sia capaci e si abbia il coraggio di condividere le nostre analisi e i nostri obiettivi con le realtà del pubblico e del mercato. Accreditare le nostre proposte, confrontarle e condividerle tra noi e con gli altri attori è necessario se vogliamo trovare effettivi punti di convergenza: è necessario per mettere in moto gli indispensabili meccanismi di moltiplicazione delle risorse.

In questo quadro crediamo ci sia non solo uno spazio ma anche una nuova necessità per una nostra specifica iniziativa. Vediamo le condizioni per investire a Milano nell’apertura di un cantiere su un progetto sfidante: costruire innovativi modelli di governance e di coinvolgimento dei cittadini e dei diversi attori economici, sociali e culturali per la cura dei beni comuni ovvero per l’amministrazione condivisa della cosa pubblica.

Dobbiamo avere il coraggio di aprire una nuova stagione nelle relazioni fra Amministrazione Comunale e terzo settore, di stringere un patto perché non vada più sprecata alcuna risorsa, perché la sfida per uno sviluppo sostenibile motivi i cittadini, le formazioni sociali, le imprese e i lavoratori al fine di liberare e proporre punti di convergenza per le risorse civiche, economiche, culturali di cui la città e ricca.

Un patto per aprire immediatamente un cantiere in cui sulla base di ruoli chiari, obiettivi condivisi, strumenti e sedi definite lavorare alla verifica di quali interventi e soluzioni ci permettono di costruire un welfare universalistico e sostenibile in cui ciascuno possa assumere la propria responsabilità nell’assicurare l’effettivo esercizio dei diritti. Un luogo in cui l’amministrazione e il terzo settore si pongono l’obiettivo di valutare e verificare quali cambiamenti apportare all’attuale sistema delle risposte ai bisogni sociali, alle politiche di accoglienza, alla cura dei bei comuni, alla tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Istituire una sede stabile e permanente in cui Comune di Milano e Terzo Settore studiano, sperimentano e verificano come mettere effettivamente i cittadini nelle condizioni di contribuire alla cura dei beni comuni e allo sviluppo sostenibile delle comunità e dei territori è un impegno ambizioso che ci sentiamo di proporre perché la storia di questi ultimi anni ci dice che a Milano è possibile. Proponiamo di:

• aprire uno spazio di sperimentazione per verificare forme innovative di partecipazione dei cittadini nella cura dei beni comuni.

Ciò è possibile se si riconoscono le organizzazioni di terzo settore come portatrici di interessi e risorse specifici e in particolare espressione e strumento dell’interesse dei cittadini ad essere protagonisti dello sviluppo sociale, civile e culturale delle comunità e nella tutela dei territori.

È cioè necessario superare la logica per la quale il terzo settore viene coinvolto esclusivamente per affrontare situazioni di emergenza e sistematicamente escluso dai processi di definizione, implementazione e applicazione delle politiche (e in particolare da quelle di sviluppo).

La crisi del welfare, l’insieme degli interventi in campo sociale, assistenziale, abitativo, artistico e culturale e delle politiche di tutela ambientale è strutturale: la riduzione delle risorse di fonte pubblica l’ha solo evidenziata e accelerata.

Favorire il coinvolgimento dei cittadini nella cura dei beni comuni non vuol dire solo recuperare risorse preziose ma cogliere il valore paradigmatico di quella energia nella costruzione di un welfare e di politiche di tutela ambientale innovativi perché adeguate, sostenibili ed efficaci.

La finalità del cantiere che proponiamo di aprire è misurare la crescita di produttività, in termini di risposte date alla persona, alle comunità e al territorio, della collaborazione fra Pubblica Amministrazione e cittadini, singoli e associali. Un luogo in cui mettere in campo la capacità e il coraggio di fissare gli obiettivi, dichiarare quali risultati ci attendiamo e definire gli indicatori, infine assumere i risultati delle verifiche come misura dell’efficacia della collaborazione e base per lo sviluppo delle politiche.

Terzo settore, Comune (ma anche le imprese) potranno investire con convinzione in questa sede di confronto e lavoro solo sulla base di una chiara definizione e riconoscimento reciproco degli impegni che rispettivamente si assumono e di un’esplicita condivisione di obiettivi e strategie.

Noi proponiamo che si operi immediatamente per concretizzare questo orizzonte di lavoro. Un orizzonte in cui Milano è motore e laboratorio dell’innovazione sociale.

Un laboratorio in cui, attraverso sperimentazioni e verifiche, si possano promuovere interventi volti alla comunicazione, allo scambio, alla conoscenza reciproca per l’integrazione fra approcci, interessi e risorse eterogenei e a volte contrapposti (il linguaggio della razionalità/ burocrazia istituzionale, tipico del sistema pubblico, contro il linguaggio della prossimità e dell’attenzione alle persone, tipico del mondo della solidarietà volontaria). Un laboratorio che porti a facilitare processi di mainstreaming delle innovazioni e delle buone prassi introdotte.

Per procedere in questo ambizioso percorso è necessario prima di tutto organizzare le finalità in obiettivi concreti e misurabili. Valuteremo passo dopo passo e insieme quanto questo sforzo è sufficiente.

Finalità:

  • Dare un ordine di priorità alle problematiche sociali su cui intervenire a partire dai più deboli e dalle fragilità urbane (le disabilità, la popolazione minorile e gli anziani soli, le famiglie monoreddito con figli minori, i nuovi cittadini…).
  • Adottare procedure di effettiva co-progettazione degli interventi, che coinvolgano nelle diverse fasi operative i soggetti partecipanti e superando un’impostazione nella quale il terzo settore interviene a valle della determinazione delle risposte da costruire da parte della pubblica amministrazione;
  • Creare le condizioni perché le energie potenziali della cittadinanza attiva diventino risorse attuali. Perché le capacità delle organizzazioni di terzo settore di essere “sensori” del cambiamento delle condizioni di vita dei cittadini, prime a farsi carico delle fragilità, mediatori sociali siano fattori costitutivi nella costruzione degli interventi.
  • Assumere una responsabilità comune nella valutazione delle attività attraverso processi trasparenti di verifica di costi e benefici delle azioni svolte per la validazione di modelli innovativi. E ciò anche al fine di:
  • identificare le diverse peculiarità e gli apporti più qualificati che ciascun soggetto può fornire nel concerto delle diverse azioni di risposta ai bisogni dei cittadini.
  • Favorire processi di specializzazione e miglioramento organizzativo, derivanti dal duplice movimento di concentrazione su attività specifiche e di collaborazione e integrazione nell’organizzazione degli interventi.

Vogliamo essere conseguenti fino in fondo: un orizzonte di lavoro con queste ambizioni non può fare a meno di concretezza, determinazione, entusiasmo. Per questo concretizziamo ulteriormente i termini della nostra proposta per determinare gli impegni in grado di mobilitare l’entusiasmo e l’energia di ciascuno e di tutti.

Impegni comuni a terzo settore e Comune

• Approntare un sistema di valutazione dei risultati e degli esiti delle sperimentazioni sulla base del quale valutare l’efficacia delle risposte attivate e l’efficienza degli investimenti profusi.

Impegni del Comune

• Proporre le domande sociali, ambientali o culturali sulle quali sperimentare l’efficacia del nuovo rapporto con le organizzazioni di terzo settore;

• definire, per ciascuna domanda, gli investimenti diretti che mette a disposizione per affrontarle;

• definire i margini di modifica o riforma di procedure, atti o comportamenti degli uffici che possono ostacolare il risultato.

Impegni del terzo settore

• Misurare per ciascun ambito di intervento la capacità di moltiplicare le risorse messe in gioco dal Comune (per esempio attraverso l’attivazione di ulteriori risorse provenienti dal mondo delle imprese, da fondi comunitari, nazionali o regionali, o da enti filantropici eccetera);

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Published by elisabettastradaxpisapia
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  • Da giugno 2011 sono Consigliere Comunale della Milano Civica x Pisapia Sindaco
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