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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 12:52

Per chi avesse voluto partecipare all'incontro aperto alla città sul PUMS - Piano Urbano Mobilità Sostenibile che si é tenuto settimana scorsa a Palazzo Marino ma non é riuscito, per chi non lo sapeva, per chi vuole conoscere quali le strategie di Milano in tema di mobilità, pubblico l'intervento dell'Assessore Maran che mi sembra molto interessante.

Milano dopo oltre 10 anni apre formalmente il cantiere per pensare la mobilità di domani, ma sostanzialmente questo percorso è iniziato due anni fa, coi referendum, con i primi provvedimenti di questa amministrazione a partire da Area C.

E’ un percorso da costruire insieme, attraverso le 10 azioni indicate dal Piano e che vuole innovare la mobilità attraverso tre parole chiave: rispetto reciproco, cambiamento e nuove opportunità.

Il PUMS sarà un laboratorio delle trasformazioni della città, degli assetti istituzionali, degli stili di vita e delle abitudini dei cittadini, perché la mobilità è al servizio delle esigenze dei cittadini, non il contrario.

La mobilità è parte della necessaria innovazione sociale.

Immaginiamo una Milano sostenibile per il futuro e una mobilità delle opportunità che permetta di coniugare rapidità degli spostamenti alle esigenze ambientali di una delle aree più inquinate d’Europa.

Milano non è più, e forse non è mai stata, una città di 1,400mila abitanti. Milano è al centro di una grande Area Metropolitana dove vivono milioni di persone e insieme a loro, ai comuni , costruiremo un piano che saprà andare oltre ai nostri confini amministrativi.

Viviamo una stagione di forti cambi di abitudini: pensiamo all’ATM che ha incrementato i suoi abbonati di oltre il 20%, oppure guardiamo le nostre piste e corsie ciclabili con un numero di ciclisti in costante crescita che chiede nuove infrastrutture. La gestione della crescita dei motorini e al tempo stesso la riduzione, in città e in tutta la Lombardia, dell’uso dell’automobile.

Scelte che impongono nuove scelte e che indicano come lo sbilanciamento, figlio degli anni ’90, di risorse a favore delle strade rispetto alle infrastrutture di trasporto pubblico se è stata decisione poco lungimirante allora è adesso esattamente il contrario di quello che si deve fare.

Milano sta cambiando nei cantieri delle metropolitane 4 e 5, nel prolungamento di Monza-Bettola, nei cantieri della preferenziale della 92, del tram verso Rozzano e anche in cose che sembrano piccole, ma che sono altrettanto decisive, come i 12 milioni investiti per sostituire scale mobili. Proprio oggi riapre la scala mobile a Pagano, pensate che ha finito il ciclo di vita utile a metà anni ’90.

Grazie ad ATM stiamo facendo il più grande investimento in nuovi treni della metropolitana dall’apertura della linea 1.

Milano sta cambiando, non ha mai avuto un’offerta pubblica ampia come quella del 2013, la vedrà crescere ancora di anno in anno ma non si può tacere il problema delle risorse pubbliche. Dal 2010 ad oggi il contributo che Stato e Regione danno al sistema Milano è sceso dal 53% al 42%. In prospettiva, a parità di risorse, con l’apertura intera della M5 si potrebbe scendere al 35%.

Non esiste nessun  sistema in Europa che ha una contribuzione così bassa. Milano sta facendo i salti mortali per gestire una situazione di risorse pubbliche così scarse e ciononostante riesce ancora a garantire ai milanesi l’abbonamento più economico d’Europa, dati alla mano.

E’ un sistema che va adeguatamente finanziato anche perché non sta attraversando una crisi dovuta ad inefficienze ma una crisi di crescita: a nuove infrastrutture non corrisponde una adeguata e proporzionale crescita dei contributi.

Pensare in scala metropolitana significa però che noi per primi dobbiamo porci nell’ottica di innovare i sistemi. Nella città metropolitana hanno convissuto negli ultimi 20 anni le linee metropolitane, il passante ferroviario, le reti di autobus di superficie su scala provinciale. Sistemi che, lungi da cooperare, si sono invece fatti competizione. Oggi questo sistema deve mutare e date le difficoltà economiche è necessaria una fortissima collaborazione tra Comune e Regione, nonostante le diverse impostazioni politiche, tra ATM e Trenord con un unico obiettivo: offrire servizi sempre più efficienti ai cittadini. Il passante ferroviario non deve più essere un corpo estraneo della città.

Nell’idea di città smart deve esserci l’integrazione tariffaria ferro e gomma, semplicità di pagamento, ma deve esserci anche innovazione in quella che è stata la protagonista della strada negli ultimi 50 anni: l’automobile.

Certo bisogna investire in auto sempre più ecologiche, e il Comune di Milano a breve offrirà sia la gratuità delle strisce blu per le auto elettriche sia regole più semplici per la posa delle colonnine, ma oggi siamo convinti che le nuove tecnologie ci permettano di poter ridurre il numero di auto per abitante migliorando la qualità e la rapidità dei nostri movimenti, oltre che risparmiando.

L’apertura al mercato del car sharing è una vera sfida per questa amministrazione: siamo convinti che le nuove regole porteranno operatori che offriranno nuovi servizi che sapranno convincere molti cittadini a rinunciare all’auto di proprietà, liberando spazio oggi occupato a sosta irregolare per altre funzioni: per le isole pedonali, gli spazi ciclabili, perché in questa città nei prossimi anni bisogna superare il concetto di sosta tollerata e ricordarci che sotto gli alberi non devono starci auto in sosta irregolare.

Il recupero degli spazi è un tratto essenziale di questo piano.

La mobilità delle opportunità passa quindi dal car sharing, così come dal bike sharing che auspichiamo, prima città in Europa, avrà nei prossimi anni un sistema di bici elettriche che affianchi le attuali bici gialle, il cui uso è raddoppiato negli ultimi due anni.

La mobilità delle opportunità passa anche dai taxi, meno di due anni fa indicati come i quarti migliori d’Europa e che oggi non devono temere le nuove applicazioni ma utilizzarsi per innovarsi, per offrire servizi a una nuova porzione di cittadini che chiede queste novità.

Se con Area C abbiamo ridotto il traffico del 30% oggi le nuove soluzioni smart della mobilità, le 5 linee della metropolitana, la rete ciclabile che stiamo costruendo ci dicono che possiamo convincere, senza divieti ma con delle opportunità, i milanesi a ridurre il loro parco auto. A risparmiare in gestione dell’auto un miliardo di euro per destinarlo ad altre spese.

Milano deve diventare una città accessibile a tutti, anche a chi ha problemi motori. Ovviamente tutte le nuove infrastrutture sono disegnate per essere 100% accessibili, ma finito lo sforzo per ammodernare le scale mobili della nostra città dovrà iniziarne un altro per gli ascensori,

Milano è centro di scambi commerciali. Lo abbiamo visto spesso anche nella fase di avvio di Area C come questo tema è sensibile. Innovare la logistica merci e il sistema di consegne ai negozi deve essere una sfida del Piano. Milano sta collaborando col Ministero per essere insieme a Torino e Napoli esempio di innovazione che deve migliorare la qualità dei servizi erogati alle imprese e ridurre i disagi che i sistemi di consegne causano agli altri cittadini.

Il futuro del centro città dopo Area C deve essere fatto di piazze e strade a prevalenza pedonale e zone 30. E’ il senso anche dei futuri progetti legati a un centro permeabile alle auto, ma dove i pedoni siano i protagonisti e le aree pedonali trainino la bellezza e l’economia del centro città, così come avvenuto prima con Vittorio Emanuele e poi con Via Dante.

Fuori dal centro proseguiremo il nostro impegno per la sicurezza stradale attraverso le zone 30. I progetti elaborati con il quartiere in Solari/Tortona, la Zona 30 del Lazzaretto e del quartiere Liberty in Porta Venezia rappresenteranno i primi esempi di quartieri a 30 all’ora nella nostra città e tutte le zone di decentramento avranno un quartiere sperimentale che permetterà ai cittadini di vedere i benefici in termini di qualità della vita che la mobilità dolce e di come in realtà non vi siano elementi critici.

Gli investimenti per rendere la ciclabilità più sicura sono ingenti, oltre 20 milioni stanziati, ma non misurano in chilometri di piste ciclabili, che pure vanno fatte. Milano per essere ciclabile deve integrare tutti gli interventi di sicurezza stradale, gli investimenti infrastrutturali e iniziative culturali per promuovere l’uso della bicicletta. E’ quello che stiamo facendo da 2 anni, i primi risultati sono visibili nell’incrmento dei ciclisti ma tanta è la strada che intendiamo fare sapendo di non essere soli perché tutte le grandi città europee hanno posto come obiettivo portante il raddoppio dei ciclisti.

Per farlo ci serve un Codice della Strada più flessibile sulla segnaletica, che consenta di fare in Italia quello che vediamo all’estero, a Parigi ad esempio, e ci permetta di sviluppare una ciclabilità sicura e low cost.

Questa amministrazione ha posto sin dall’inizio la mobilità sostenibile al centro del suo impegno. Lo ha fatto con Area C e offrendo il più alto numero di chilometri e di corse del trasporto pubblico mai esercito nella nostra città.

Noi non ci fermiamo qui, anzi! Il Piano ha l’obiettivo di far avanzare questi risultati, estenderli a tutta la città e a tutta l’area metropolitana collaborando e condividendo il percorso con le altre amministrazioni sapendo che  nel successo storico dei nostri territori c’è la capacità di muoversi in maniera efficiente e di preservare la qualità della vita. Il confronto in questi mesi sarà serrato, il Comune di Milano saprà essere attento uditore, facilitatore della partecipazione ma anche convinto sostenitore che alla fine bisogna decidere e i piani servono se fissano obiettivi chiari che guidano l’azione amministrativa.

Spesso ci chiediamo se il confronto è con Berlino, Barcellona, Londra, Parigi, Copenaghen o Monaco. Noi rispondiamo che Milano guarda con curiosità e attenzione chiunque innova nelle politiche urbane, ma vuole essere Milano stessa un modello per gli altri, così come negli ultimi due anni tante delegazioni straniere sono venute a studiare Area C. E questo nostro modello è quello che insieme scriveremo nelle pagine del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

  

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Published by elisabettastradaxpisapia
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commenti

Francesco Strada 07/19/2013 15:12

Visto che l'assessore vuole che Milano diventi esempio anche per le altre capitali europee (le vere capitali si intende!) sugegrisco un'idea molto innovativa, difficile da attuarsi ma che sarebbe
l'uovo di Colombo: proibire nelle ore diurne il traffico cittadino a tutte le auto con cilindrata superiore a 1300cc benzina, per esempio.
Le auto di cilindrata maggiore anche se a CEE5 o più ewmettono molto più gas e quindi inquinano di più oltre ad occupare più spazio nelle strade.......
Si avrebbe indirettamente un aumento del mercato dell'auto, il che non danneggerebbe
In bocca al lupo ed auguri a chi avrà il coraggio di fare questa proposta-
Evidentemente l'applicazione dovrebbe essere graduale negli anni per consentire l'acquisto di auto più piccole a tutti gli autisti.

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  • Da giugno 2011 sono Consigliere Comunale della Milano Civica x Pisapia Sindaco
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