Fin dall'ottobre scorso l'amministrazione sta effettuando delle riflessioni sul futuro della scuola primaria comunale San Giusto. E'stato organizzando un gruppo di lavoro, che mi ha vista partecipe tra amministrazione, provveditorato (anche se oggi si dice ufficio regionale scolastico), genitori, docenti e la sottoscritta. Ci siamo incontrati parecchie volte . La situazione si é fatta tesa. La storia é stata strumentalizzata. I media ci sono andati a nozze.
Questo il mio intervento in Consiglio di lunedì scorso.
Dalla relazione dell’Assessore si evince che la scuola San Giusto, unica realtà di scuola primaria comunale sul territorio milanese, abbia un costo per le casse comunali di 1.500.000 euro all’anno, pari a oltre 6mila € per alunno vs 400 euro sostenuti dal Comune per ogni allievo nella scuola statale. Una scuola ad indirizzo musicale, linguistico e sportivo, grazie ad un metodo educativo che vede l’integrazione degli insegnanti “base” con molti specialisti di musica, inglese e motoria. Grazie anche ad un accordo abbastanza costoso con il Conservatorio ed altre realtà. Una bella realtà che funziona bene grazie anche all'investimento economico del Comune.
Le domande che dobbiamo porci come amministratori sono semplicemente:
1. Quali sono i compiti che deve svolgere lo stato e di conseguenza i servizi ad essi connessi?
2. Quali sono i compiti e di conseguenza i servizi in capo al Comune?
In modo più approfondito chiediamoci:
Le strade, ad es, sono di competenza del Comune, apro e chiudo una parentesi (fortunatamente l’assessore Rozza ha già dichiarato di intervenire a chiudere i crateri causati dalla pioggia, neve e sale…)
L’istruzione primaria invece è una competenza statale. Viene svolta in modo altamente positivo dallo stato, anche se sappiamo con quali difficoltà e debolezze.
Credo fortemente nella scuola pubblica, non solo per l’elevato livello d’istruzione che offre, ma anche per un discorso educativo, in senso allargato. L’eterogeneità dell’utenza, l’universalità delle relazioni, l’accessibilità, la condivisione, gli aspetti socializzanti dell’esperienza. Aspetti per nulla secondari in un cammino educativo e formativo dei nostri ragazzi.
Credo e sono convinta però che la scuola pubblica primaria, il 99,9% dei casi sul territorio milanese sono statali, abbia dei punti di debolezza, oltre alla mancanza di risorse.
Capisco quindi perfettamente perché la San Giusto venga ritenuta un’eccellenza e abbia un così elevato appeal e numero di richieste. Probabilmente se fosse stata più vicina a casa mia l’avrei anche presa a suo tempo, in considerazione per i miei figli
La grande domanda istituzionale che dobbiamo porci oggi noi tutti non DEVE essere una domanda demagogica e/o legata ai redditi ISEE presenti nella scuola, ma quali sono i bisogni di tutta la città, quali sono i limiti della scuola primaria statale e dove/può intervenire il Comune per supplirli. Domanda che mi pongo in egual modo per la scuola secondaria media Manzoni che vede oggi la presenza di una sola sezione. Una scuola tenuta in piedi per sole tre classi. Ha senso continuare a gestirla noi?
Quali quindi i bisogni della città a carico del Comune:
La prima risposta è legata ovviamente al sostegno all’handicap. Un diritto di ogni bambino con disabilità a partecipare alla vita scolastica. Il Comune entra in modo ancora non completamente risolutivo, ad integrare il servizio statale assolutamente non sufficiente. Credo sia un dovere primario per un’amministrazione garantire un sacrosanto diritto di questi bambini. La seconda sono le scuole d’infanzia. Le materne, sempre di competenza statale, ma garantite principalmente dal Comune. Anche in questo campo il servizio non è completo. Ci sono ancora troppi bambini in lista d’attesa nei nidi e nelle materne, immagino anche che con la crisi economica quest’anno ci saranno ancora più famiglie rispetto agli anni passati che preferiranno le scuole comunali rispetto a quelle private.. L’integrazione tra Stato e Comune può garantire un miglioramento nel numero delle classi disponibili, ma l’impegno del Comune non deve/può essere diminuito. Le scuole estive. Non un dovere, ma un dovere morale per supportare le famiglie in questo momento economico difficile.
Per concludere, le domande che ci poniamo sul futuro della San Giusto devono essere
1. Riusciamo a far condividere e integrare nei prossimi 6 anni il servizio comunale con quello statale con un POF integrato e rendere la scuola un’unica unità?
2. Riusciamo a garantire gli specialisti in collaborazione con il Ministero, affinché venga continuato il servizio aggiuntivo alla scuola San Giusto una volta statalizzata?
3. Essendo la richiesta di maggior intervento nel campo della musica, motoria e inglese, un bisogno collettivo, come possiamo offrire questo servizio ad un maggiore numero di bambini? Riusciamo ad allargare l’impegno degli specialisti sul territorio?
4. Riusciamo a tutelare il percorso lavorativo delle insegnanti comunali e condividere con loro il loro futuro?
5. Possiamo far sentire la nostra voce anche al Ministro dell’Istruzione, quando ce ne sarà mai uno, affinché garantisca queste specializzazioni, fondamenta educative per tutti i bambini in Italia? Si riesce a far diventare obbligatorie 2 ore settimanali di motoria e che siano fatte bene anche per combattere i problemi dei bambini obesi? Si riesce a far diventare l’educazione musicale parte integrante di un metodo educativo come si deve?
In un periodo di vacche magre per il nostro bilancio, se riusciamo ad effettuare una vera politica di spending review, quindi la ridistribuzione e ottimizzazione delle spese, ma in tutti gli assessorati, per un miglioramento qualitativo rivolto ad un numero maggiore di persone, ad integrazione dei servizi non di competenza dello stato o non completamente coperti, ridefinendo insieme le priorità, allora concordo di accompagnare la San Giusto verso un’integrazione Stato / Comune mantenendo la sua specializzazione.